BOLLATE ESIGE VERITA’
admin | 8 maggio 2013In attesa di leggere le motivazioni che hanno confermato le condanne a tutti gli imputati bollatesi del processo “Infinito” è dovere civico offrire corrette informazioni poiché è in momenti di crisi come quello che viviamo che si può perdere la bussola e divenire prede di abili manipolatori e seduttori. Ancor più se questi si presentano quali paladini di giustizia da divulgatori di notizie e opinioni. E, come già scrivevamo qualche tempo fa, nelle storie di mafia c’è sempre chi lavora per confondere, occultare e mistificare la verità.
E quando si abbassa la guardia, quando si affievolisce la tensione morale della ricerca della verità, si presentano in scena personaggi pronti a consumare la realtà piegandola ai propri interessi. Per ciò è bene ricordare che gli imputati sono stati condannati non per appartenenza ad una generica associazione a delinquere, ma all’associazione mafiosa detta ‘ndrangheta: una associazione che si caratterizza dalle altre associazioni a delinquere per la condizione di assoggettamento e di omertà che scaturisce da questa forza intimidatrice, anche solo dalla conoscenza della pericolosità di tale sodalizio.
Non si mette in dubbio il diritto di ogni imputato, anche per mafia, di avere un legale che ne rappresenti e curi gli interessi, ma la credibilità e l’autorevolezza dell’informazione si misurano nel rispetto delle circostanze e dei fatti.
Le trascrizioni delle intercettazioni degli imputati bollatesi, in particolare del Mandalari Vincenzo, che partono dal 2008 sino agli arresti avvenuti nel 2010, sono una miniera di informazioni e conoscenze che svelano un quadro chiarissimo di quanto accadeva. Evidenziano la volontà del Mandalari di mandare a casa l’ex Sindaco Stelluti perché indisponibile alle esigenze affaristiche sue e della consorteria mafiosa di cui il tribunale ha stabilito fosse a capo; un Sindaco che doveva essere protetto ed indicato come simbolo della lotta alla criminalità ed alla melassa putrida nella quale Bollate era sprofondata, invece fu marginalizzato sino ad essere abbandonato al suo destino dal suo stesso partito politico di provenienza.
Emerge l’interesse del Mandalari per la politica quale strumento per raggiungere i suoi scopi poiché, come scrive il giudice nella sentenza di merito di primo grado per Mandalari V e Ascone R. “..crea un movimento politico per partecipare alle elezioni amministrative del 2010 del comune di Bollate al fine di garantire a sé e ad altri associati commesse pubbliche nel settore edilizio..”. Dalle parole dei giudici è quindi confermato che alle elezioni politiche del 2010 ha partecipato una lista riconducibile alla associazione mafiosa ‘ndrangheta.
Le forze criminali mafiose non sono ai margini della nostra società ma ormai profondamente penetrate in essa. Le forze criminali, la mafia, le connivenze e le contiguità di cui si avvalgono devono essere riconosciute e nominate con forza, bisogna avere il coraggio di chiamarle con il proprio nome ed indicarle chiaramente.
In ultimo, ci permettiamo di offrire un suggerimento ai giornali locali e all’avvocato che assiste il Sig. Mandalari. Ai primi chiediamo di fornire una sempre più attenta informazione degli atti per non dare spazio alla sottocultura mafiosa. Invitiamo l’avvocato a consigliare e convincere il suo assistito ad offrire la massima collaborazione ai magistrati, per far piena luce su quanto di oscuro e opaco permane nella vicenda bollatese e non solo. Bollate esige verità!
Federazione della Sinistra di Bollate
(PRC sez. C. Varalli Bollate – PdCI sez Intercomunale Gino Donè) Maggio 2013





