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Complanare: una strada non obbligata!

admin | 28 ottobre 2010

L’attuale Amministrazione dopo aver fatto decadere i termini per l’approvazione del Piano di governo del Territorio (PGT) adottato il 2 Ottobre 2009 si appresta a predisporre il proprio PGT che presenterà notevoli differenze rispetto al precedente.

Una discussione sui contenuti andrà stimolata in Città anche attraverso gli organi di stampa locale.

Seppur, personalmente, consideri la nuova proposta sostanzialmente negativa credo che in questi giorni sia necessario porre l’attenzione su un tema, senza dubbio collegato, ma che deriva da decisioni sovraccomunali che si stanno concretizzando, condivise supinamente dall’Amministrazione di Bollate nonostante i gravi, tragici e irreparabili effetti che ci saranno sulla nostra città.

Dopo che nell’attuale PGT sono inserite proposte viabilistiche che gli estensori ritengono risolutive del problema del traffico di attraversamento che incombe su Bollate, del disagio determinato dalle auto che entrano in città per dirigersi altrove, l’Amministrazione che ci governa accetta il progetto presentato di realizzazione del terzo lotto della Rho Monza al confine tra Bollate e Baranzate.

Come è ormai risaputo la Rho-Monza diventerà un’autostrada e come tale non sarà utilizzabile per il collegamento intercomunale. Parallela e attaccata all’autostrada verrà realizzata una strada intercomunale, la così detta “complanare” che il Comune di Baranzate non vuole che si realizzi sull’attuale percorso della Rho Monza. Quest’ultima verrà chiusa, riempita e scomparirà. Dove verrà realizzata quindi la strada complanare di collegamento intercomunale? La geniale idea, ormai disegnata sul progetto definitivo, prevede che la complanare entrerà in via Piave e all’altezza dell’incrocio con via Varalli scorrerà a sud del paese per congiungersi, dopo aver tagliato via Don Uboldi, con la Strada Varesina. Il risultato è facilmente prevedibile: un pezzo di viabilità locale, percorsa usualmente dai cittadini non interessati ad andare in altri paesi ma semplicemente a muoversi sul proprio territorio, avrà una funzione promiscua sia di uso locale, sia di uso intercomunale. Senza volere immaginare cosa succederà a Bollate, in particolare a Bollate Centro, quando dovesse bloccarsi l’autostrada, è chiaro che nel quotidiano ci sarà un aumento notevole di automobili che lambiranno o punteranno su Bollate, trovando molto più comodo, magari, attraversarla, come normale tragitto di spostamento.

Aumenterà il traffico di attraversamento, aumenteranno l’inquinamento acustico e ambientale, aumenterà la pericolosità e il rischio di incidenti. Voglio ricordare che all’incrocio di via Varalli vi è la Casa di Riposo dell’Amministrazione, nei pressi di via D. Uboldi vi è quella privata, vi è un Istituto Superiore frequentato da più di 2000 studenti, si è in prossimità dell’Ospedale.

Di tutto ciò sono consapevoli anche i nostri Amministratori che invece di esprimere parere negativo ed opporsi al progetto, lo accettano e propongono misure di mitigazione e controllo del traffico. Complimenti a chi, ora al governo della città, criticava la precedente Amministrazione perché non riusciva a fare il miracolo di eliminare il traffico di attraversamento, a chi si metteva in strada a contare i veicoli che passavano per poter dire che le cose peggioravano, a chi ha sbandierato, per lungo tempo un serio problema cittadino solo per cercare il consenso, a chi ha proposto facili soluzioni, a mio parere illusorie, di nuove strade per allontanare il problema del traffico di attraversamento! Al di là dell’ironia credo che tale progetto, ancora modificabile, non sia da realizzare e vada fortemente contrastato per gli effetti negativi che determinerà sulla vivibilità nella nostra città.

Inoltre, ancora una volta, si è iniziato il balletto delle responsabilità cercando di accreditare la tesi da parte degli attuali Amministratori, che la precedente Amministrazione non si è opposta a tale ipotesi. Ciò è falso. Infatti, se si osserva la cartina del PGT, che l’attuale Amministrazione ha affossato, il percorso viabilistico della complanare su via Piave non è segnato perché non era ancora deciso, decisione che, in ogni caso, avrebbe visto l’Amministrazione di Centro Sinistra contraria. Se la decisione fosse stata presa, anche contro la nostra volontà, avremmo dovuto segnarne il percorso sulla cartografia; così abbiamo dovuto fare, per esempio, per il percorso di complanare di Cascina del Sole che, pur non essendo da noi condiviso, abbiamo dovuto, momentaneamente, tracciare sul PGT perché già inserito nell’ipotesi preliminare sovraccomunale che l’Amministrazione chiese, comunque, di modificare nelle successive elaborazioni, al giorno d’oggi non ancora presentate.

Siamo in presenza di una strada intercomunale non ancora costruita, in fase di progettazione rispetto alla quale, l’Amministrazione comunale, invece di chiedere la modifica del progetto, (potrebbe essere affiancata all’autostrada), per non permettere che Bollate sia pericolosamente gravata di ulteriore traffico di attraversamento, richiede finanziamenti per controllarne e mitigarne gli effetti previsti e pesantemente negativi sulla nostra città. I manovratori dell’Expo 2015 incominciano a colpire Bollate. Non permettiamolo!

Pierluigi Catenacci

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Lorussocrazia

admin | 28 ottobre 2010

A Bollate nel consiglio comunale aperto del 14 Ottobre sul tema dell’ordinanza di luglio contro la ‘ndrangheta il sindaco Lorusso ha sancito il nuovo statuto dei Bollatesi, dividendo, a suo insindacabile giudizio, i cittadini tra gli intelligenti e gli altri, (ovvero chi no), colpevoli d’essere critici nei confronti di un’amministrazione che nulla ha fatto sino ad ora contro la ‘ndrangheta.

Qualche malumore è serpeggiato tra i cittadini in sala sentitesi offesi. Soprattutto perché considerare  parte dei Bollatesi come un peso, come persone poco dotate è un chiaro segnale che chi ci governa non ha una grande idea della democrazia e delle sue regole.

E’ pur vero che il nostro Sindaco ha esordito nel suo ruolo ammettendo, e quasi vantandosene, di non essere un politico. Purtroppo, con sconforto, rileviamo che non è la sola cosa di cui difetti. Anche i fondamenti della democrazia pare le vadano piuttosto stretti. Confidiamo che presto le mancanze siano colmate, imparando da subito a rispettare le idee di tutti i suoi concittadini onesti, miti, che ogni mattina sperimentano la fatica di una vita dignitosa, vissuta onestamente, senza padroni e né padrini.

Le parole, illustrissimo Sig. Sindaco, contano, hanno un peso, e il luogo in cui vengono pronunciate anche.  E Lei come la sua maggioranza è stata restia, titubante, debole nel denunciare quanto accaduto e nell’agire per proteggere la comunità. Non come invece ha fatto Pisanu, (PDL) presidente della commissione anti-mafia, il quale ha affermato che alle elezioni amministrative è stata candidata gente indegna, sottolineando la gravità delle infiltrazioni mafiose nelle istituzioni locali.

Eppure l’ordinanza del luglio scorso è lì, evidente, a disposizione di tutti, nel sottolineare che la ‘ndrangheta ha cercato di creare una lista fatta di nomi e cognomi di cittadini Bollatesi per concorrere alle elezioni di primavera. Per poter inserire nell’amministrazione persone in grado di influenzare e determinare quegli affari che con la passata amministrazione guidata dal sindaco Stelluti non aveva potuto sviluppare.

Non vi sono state da parte Sua come della maggioranza le parole forti, le iniziative pubbliche necessarie che ci si aspetta per risvegliare le coscienze, per infondere e cementare nella società il bisogno di legalità e democrazia.

Non è stato preso dagli amministratori nessun impegno  per sconfiggere l’indifferenza e contribuire a costruire una cultura sociale antimafia che coinvolga tutti i cittadini e faccia sentire ogni persona indispensabile e fondamentale in questa lotta; che per essere efficace deve avere la forza della credibilità, della continuità, della corresponsabilità, della concretezza. Nessun impegno a manifestare a difesa della legalità, della giustizia sociale, dell’etica e della democrazia.

C’è un equivoco di fondo che continua a manifestarsi da parte di alcuni politici “nostrani” che si definiscono “garantisti”, circa la necessità di attendere l’evolversi del giudizio da parte della magistratura prima di assumere qualsiasi iniziativa. A tal proposito Paolo Borsellino, di cui tutti vantano la vicinanza, salvo dimenticarlo alla prima occasione, sosteneva: “Si dice che il politico che ha avuto frequentazioni mafiose, se non viene giudicato colpevole dalla magistratura è un uomo onesto. No. La magistratura può fare solo accertamenti di carattere giudiziale. Le istituzioni hanno il dovere di estromettere uomini politici vicini alla mafia, per essere oneste e apparire tali.”

Per questo La Federazione della Sinistra ritiene necessario, da una parte definire ed applicare subito maggiori controlli su chi opera in città e sensibilizzare i cittadini sui pericoli tuttora incorso; dall’altra riportare legalità e democrazia nel governo della città di Bollate, sciogliendo un consiglio comunale che porta con sé gravi sospetti di infiltrazioni mafiose, per  ridare la parola ai cittadini con nuove e pulite elezioni amministrative.

Bollate ottobre 2010

Federazione della Sinistra di Bollate

PRC sez. C. Varalli Bollate – PdCI sez Intercomunale Gino Donè

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NO MANDALARI DAY

admin | 17 ottobre 2010

Intervento di Gigi Catenacci al Consiglio Comunale aperto del 14 ottobre 2010

Nell’affrontare il tema della criminalità organizzata, che non è certo un tema accademico, e gli eventi che hanno coinvolto Bollate, credo si debba essere ispirati dal principio garantista di presunzione di innocenza per tutte le persone coinvolte; un principio per cui qualsiasi indagato si deve presumere innocente finché nell’ambito di un processo non ne siano sancite le effettive responsabilità individuali. Sarà il giudice a determinare se i rapporti che le intercettazioni hanno evidenziato, sono solo incaute, inconsapevoli, ingenue amicizie pericolose, se sono state chiacchiere e incontri tra amici di merenda,o se si tratta di vera connivenza, di relazioni organiche tra ambienti malavitosi e ambienti politici.

Credo che tutti noi dobbiamo interrogarci e reagire rispetto a ciò che viene messo in luce inconfutabilmente: un inquietante mondo di relazioni, comportamenti e obiettivi tesi a influenzare e contaminare la vita politica locale e le decisioni che l’Amministrazione è tenuta a prendere.

E’ evidente che la criminalità organizzata non nasce dal nulla e che si è radicata nel tempo e diffusa sul territorio. Proprio per questo credo  sia un grave errore liquidare un confronto che abbiamo il dovere di fare, con discorsi generici, farciti di banalità e ovvietà come ho letto sui giornali o sentito in questi giorni.

La presenza della criminalità organizzata sul nostro territorio non determina automaticamente, ovviamente, una responsabilità dell’attuale amministrazione, così come non determina una responsabilità delle precedenti amministrazioni. Non credo che debba essere questo il livello della discussione e del confronto cittadino. Sarebbe un livello perdente in partenza, un livello inutile, polemico, addirittura dannoso teso a deresponsabilizzare le forze politiche, le amministrazioni per scaricare, magari, le responsabilità sull’avversario.

Un livello che, come si fa spesso in politica, cerca il consenso sbandierando il problema e non proponendo azioni positive per affrontarlo.

Stare sul generico non serve: si annebbia e annacqua il contesto, si fa confusione, si ingenera la convinzione, ancora una volta, che, per ambizione o convenienza, in politica si comportano tutti allo stesso modo, che la politica è una barca in cui tutti coloro che la occupano, chi più chi meno, remano nella stessa direzione. Invece non è così; è un gioco al massacro che non si può accettare.

Considerato che a parole siamo tutti contro la criminalità organizzata è però fondamentale dare valore ai comportamenti individuali nel quotidiano, nel sociale, in politica, discriminando tra chi si oppone, contrasta, segnala, denuncia e chi, invece, sostiene, affianca o semplicemente attiva benevola e passiva sopportazione, magari per calcolo politico.

Solo passando dal generale al particolare possiamo individuare eventuali responsabilità, consapevoli o inconsapevoli complicità nel favorire condizionamenti o infiltrazioni nell’attività amministrativa.

Per essere chiaro e concreto cito un passaggio dell’ordinanza del giudice che ha portato agli arresti,e precisamente il punto in cui, ricordando la predisposizione dei rappresentanti della criminalità organizzata ad intessere una fitta rete di relazioni con personalità ben inserite nel mondo politico, sociale ed economico del Comune di Bollate e di quelli vicino, si dice testualmente che tale predisposizione “ha permesso di delineare 2 tipi di reazioni …. la prima come è accaduto ad esempio, per il Sindaco pro tempore di Bollate è quella dell’allontanamento e dell’immediata comunicazione alle forze di polizia di ogni forma di interessamento ed intrusione” (evidentemente nell’attività amministrativa), “la seconda …. di presentarsi assicurando la massima disponibilità” ai soggetti affiliati alla ‘ndrangheta. Si sottolinea insomma che mentre l’ex Sindaco di Bollate, Carlo Stelluti collaborava con la magistratura, altri, consapevolmente o inconsapevolmente, collaboravano o avevano rapporti con la ‘ndrangheta. Evidentemente non è la stessa cosa e non ha lo stesso valore morale e politico.

Come viene affermato in un’altra intercettazione per la criminalità organizzata non esiste un problema di schieramento, per lo meno a livello locale. L’importante è infiltrarsi, creare legami, tessere relazioni, costruire opportunità e canali per incuneare le proprie attività affaristiche.

Questo verrà probabilmente confermato dalla ricognizione sulle scorse amministrative che la Commissione Parlamentare Antimafia, attraverso le Prefetture, sta facendo e che ha già portato il suo presidente Pisanu ad affermare che le liste sono gremite da gente indegna a rappresentare la loro comunità.

A Bollate, diversamente, quello dell’ex Sindaco Stelluti, è riconosciuto come un comportamento, chiaro, cristallino, intransigente che non esita a segnalare alle forze dell’ordine, i tentativi di infiltrazione.E questa è la prima forma di contrasto a cui tutti noi siamo tenuti se vogliamo combattere realmente la criminalità organizzata.

Qualche giorno fa si è svolta a Reggio Calabria una manifestazione contro la ‘ndrangheta; vi era uno striscione che, credo, colga nel segno; diceva: “ La ndrangheta è viva e marcia insieme a noi”. Uno striscione che evidenzia la consapevolezza che anche quando si cerca di contrastare tale fenomeno, con una assemblea pubblica, una manifestazione o nella quotidiana attività di tutti noi, non si è esenti dal rischio di trovarsi a fianco, ignari e inconsapevoli, soggetti aderenti alle organizzazioni criminali.

Le capacità di metamorfosi e mimetizzazione degli aderenti alle organizzazioni criminali sono enormi e la battaglia per sconfiggerla e battere i tentativi di infiltrazione ad ogni livello è ardua, dura quotidiana e di lunga durata.

La precedente amministrazione guidata dal Sindaco Stelluti è stata attraversata da diverse difficoltà anche determinate dalle ricadute sulla vita politica amministrativa locale, della turbolenza della politica nazionale di quel periodo.

Credo, però, che la prima domanda da porsi sia, se e quanto le difficoltà vissute dalla giunta Stelluti fossero anche derivate dai tentativi di infiltrazione e dall’indubbia volontà di contrastare tali tentativi.

Risulta sempre dalle intercettazioni che, da tempo, vi era l’obiettivo di far cadere la giunta di Bollate, di mandare a casa il Sindaco Stelluti.

La consapevolezza di chi, come me, ha partecipato a quella che ritengo una stagione importante, difficoltosa ma positiva, della vita politico-amministrativa di Bollate, di un disegno teso con determinazione e costanza a far cadere la giunta Stelluti veniva, da alcuni, commentato come una forma di mania di persecuzione, una interpretazione fantasiosa e visionaria che vedeva complotti ed intimidazioni ovunque.

Il quadro che esce dall’ordinanza del giudice, che tutti abbiamo potuto leggere, purtroppo, va ben oltre le nostre analisi.

Non era semplice e a volte esasperata battaglia politica: leggiamo che la criminalità organizzata ha concorso per creare le condizioni per far cadere l’amministrazione creando legami politici e ponendosi l’obiettivo di costruire una lista civica che permettesse di avere una propria rappresentanza e potesse influenzare le scelte della nuova amministrazione.

In un sistema democratico è sufficiente e legittimo governare vincendo il confronto elettorale anche per un solo voto.

E’ necessario credo, porsi una seconda domanda: se e quanto può aver influito la ‘ndrangheta sul risultato elettorale della primavera scorsa.

Inoltre, se la ‘ndrangheta voleva la caduta della precedente amministrazione perché, come è documentato in un’altra intercettazione, “non riusciva a fare affari” è lecito porsi almeno altre 2 domande:

di quali affari si tratta?

e, anche inconsapevolmente dalla volontà degli attuali amministratori, si sono ora create condizioni politico-amministrative migliori per gli interessi della ndrangheta e dei suoi affiliati.?

Non sta a noi fare il processo; tale compito e il relativo giudizio non possono che spettare alla magistratura che auspico possa dare risposte anche ai 4 quesiti inquietanti che ho posto.

Ora che sono stati evidenziati con concretezza i tentativi e le forme di infiltrazione nella vita politica cittadina è necessario elevare l’attenzione da parte di tutti noi.

E’ però, necessario che anche la società civile, i cittadini, le forze politiche e l’Amministrazione vigilino e contrastino quotidianamente i tentativi di contaminazione e condizionamento del malaffare nelle attività locali come garanzia per una sana convivenza civile e un libero e onesto confronto democratico che a volte può essere anche aspro, ma deve sempre e comunque essere onestamente ispirato dall’interesse della collettività e mai da biechi interessi personali, siano essi di tipo economico o semplicemente di ambizione narcisistica.

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NO MANDALARI DAY

admin | 17 ottobre 2010

Intervento Sergio Sardo – FdS – PdCI Bollate.

Consiglio comunale aperto – Bollate – 14 Ottobre 2010

Quando diciamo “Via la Mafia da Bollate” non intendiamo solo dire “via gli indagati ed i mafiosi”, cioè i colpevoli di reati gravissimi contro la società e la nostra comunità cittadina.

Vogliamo dire “via da Bollate” anche quello che le mafie portano con sé, altri mefitici tentacoli della piovra mafiosa: il silenzio, la connivenza, la rassegnazione e l’omertà.

Qualcuno che mi ha preceduto ha detto che “tutti sono responsabili di tutto”, ma questo è un grave errore (ad essere eufemistici) e porta poi dire che “nessuno è colpevole”. Invece i colpevoli esistono e vi sono sempre responsabilità individuali: sia diretti, che di conniventi e complici.

Invece il silenzio e l’omertà possono colpire un intera società. Il silenzio di fronte ad evidenze mafiose deriva da due ragioni: paura o connivenza, ed entrambe vanno combattute anche se in maniera differente; un’Amministrazione comunale può fare molto, aiutando chi ha paura e contribuendo ad individuare e colpire le connivenze e complicità, anche politiche.

L’Amministrazione comunale, insieme al Consiglio comunale deve quindi dare come minimo un esempio di trasparenza e chiarezza, innanzitutto riconoscendo che il problema esiste e va affrontato.

Ma cosa è avvenuto in città?

Mentre a Bollate gli arresti ed i mandati di cattura per associazione mafiosa dimostrano oggettivamente (e finalmente) che la presenza attiva della criminalità organizzata è un dato di fatto ormai innegabile, l’Amministrazione LoRusso decide di rimanere politicamente passiva, con un’azione eccezionalmente debole, forse affidando le sorti di questa questione solo alla magistratura: sembra che dica “non sono affari nostri, ed ognuno deve farsi gli affari propri”. Ricorda qualcosa….Complimenti!

Ma la Politica ha un ruolo diverso da quello della magistratura. Le mafie si alimentano di paure, di silenzi, di cecità e sordità, mentre contro di essa serve invece alzare la voce e lo sguardo, chiamando a reagire la parte sana della società cittadina, dalle forze sociale a quelle politiche, dai lavoratori agli studenti ed agli imprenditori onesti.

Ecco altri due esempi di pessima risposta da parte dell’Amministrazione:

Il primo: una decina di giorni fa abbiamo saputo dalle parole del sindaco Lorusso delle dimissioni di un amministratore di Gaia, nominato, si badi bene, dall’attuale sindaco stesso.

C’erano almeno due modi di comunicarlo. Il primo: “Per proteggere la nostra Azienda pubblica e per difenderla da ogni sospetto abbiamo accolto con favore le dimissione del consigliere di amministrazione x-y, che ha acconsentito a fare un passo indietro dopo una valutazione accurata della situazione”; il secondo:”Abbiamo ricevuto la comunicazione delle dimissioni del consigliere x-y da Gaia per motivi di lavoro”.

La prima espressione, nel pieno rispetto del garantismo e trasparenza, informa che comunque Bollate corre dei pericoli che si stanno cercando di capire e evitare, e che la città deve essere protetta anche solo da sospetti; la seconda modalità invece copre, nasconde e mente sulla realtà.

Cosa ha scelto il sindaco? La seconda modalità, purtroppo….

Il secondo esempio di mancata o debolissima azione da parte dell’amministrazione: la creazione di un “osservatorio anti-mafia” tra i comuni della zona sarebbe una bella decisione, peccato che non si sappia ancora i suoi poteri e, cosa ridicola, si dovrebbe riunire, una volta consolidato, solo due volte all’anno, ovvero sarà impossibile scambiarsi realmente informazioni e decisioni: è una facciata di una casa senza muri.

Che si cominci invece ad osservare Bollate, da subito!

Ha fatto molto di più il settimanale locale “Notiziario”, che nel suo ultimo numero ha pubblicato una veloce e rapida indagine indicando come e in che modo la ‘ndrangheta prende possesso di cantieri e lavori.

Perché l’Amministrazione non ha già mandato controlli nei cantieri? Si dovrebbe anche verificare la trasparenza su contratti pubblici e privati, appalti e subappalti, tenere traccia e storia delle Aziende (bollatesi e non) che operano sul territorio, della loro composizione sociale e proprietà. Quando si muoverà in tal senso questa amministrazione? Aspetta gli altri sindaci che vengano, loro, a osservare Bollate e a consigliare gentilmente, due volte l’anno, il nostro sindaco?

E poi: A quando una seria analisi delle prove ormai oggettive delle intromissioni della ‘ndangheta nella politica bollatese? Quando si capirà che le infiltrazioni ci sono state ed hanno ormai inciso nello scenario della vita amministrativa? Quando si reagirà insieme di fronte a tutto ciò?

Oggi più che mai occorre essere uniti in Bollate contro chi inquina l’economia, al politica e la società, seminando paure ed insicurezza, contro chi usa la politica per scopi malavitosi e di malaffare, o per suoi interessi economici o di potere, personali o familiari.

Le Mafie sono un tumore della nostra Società, che uccidono anche col silenzio, l’omertà, la sottovalutazione, la negazione di convenienza, il girare lo sguardo da altra parte, le coperture e le bugie pubbliche.

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NO MANDALARI DAY

admin | 17 ottobre 2010

Intervento di Claudio Cusin al Consiglio Comunale aperto del 14 ottobre 2010

Ieri il presidente della commissione anti-mafia Pisanu ha denunciato che alle elezioni amministrative è stata candidata gente indegna, sottolineando così la gravità delle infiltrazioni mafiose nelle istituzioni locali.

Come dice Saviano: “la nuova omertà è quella della parola negata, della parola mai scritta, della denuncia mai apparsa contro la mafia e contro la protervia della mafia.”

Questo perché come cittadino di Bollate sono indignato perché credevo questa sera di ascoltare il sindaco parlare per primo a tutti i cittadini, denunciando l’intrusione della mafia nella vita sociale, politica ed economica di Bollate.

Pensavo di ascoltarlo, dopo quell’unico intervento del sindaco nel consiglio comunale del 20/07 a cui è seguito il silenzio istituzionale più totale durato tre lunghi mesi. Silenzio rotto solo dal far conoscere che l’osservatorio che sarà creato insieme agli altri comuni interessati dal fenomeno mafioso,  si riunirà ben 2 volte l’anno.

Non vorrei fossero troppe, un impegno così gravoso contro la mafia! Nel ricordare che il sindaco rappresenta l’intera Città, rappresenta tutti i cittadini Bollatesi, anche quelli da cui non ha ricevuto il beneplacito per governare, ma tutti si aspettano dal primo cittadino parole forti, messaggi chiari e iniziative vere contro la mafia.

Per capire e imparare a non sentirsi più soli davanti alla mafia. Perché l’omertà, qui al nord come al sud, si vince avendo una coscienza e la coscienza si forma, cresce e diventa potente solo all’interno della società civile.

Questo silenzio delle istituzioni a Bollate, il silenzio di tutti i partiti che compongono la maggioranza, l’assenza totale di iniziative da parte loro, lascia soli i cittadini a combattere questa battaglia per la legalità, per la democrazia e la trasparenza nella politica.

Profonda è l’insoddisfazione. Anche perché vigila sulle nostre vite  a Milano un prefetto che a gennaio aveva sostenuto che la mafia a Milano non esiste, salvo essere smentito giusto dopo pochi mesi con trecento arresti.

Nell’ordinanza di luglio emerge chiaramente che gli affari per la mafia non hanno colore politico, destra o sinistra non interessa. Ciò che interessa sono gli affari. Il giudice nell’ordinanza sostiene che il potere mafioso tenta di infiltrarsi all’interno della politica perché non aveva avuto, con la passata amministrazione Stelluti, la possibilità di fare affari, perciò tenta di creare una lista capace di concorrere alle elezioni con uomini e donne.

Dice Saviano su Repubblica di ieri: “Se fossimo un altro paese si invaliderebbero le elezioni, se fossimo un altro paese, un potere pubblico condizionato dalle organizzazioni criminali a destra come a sinistra sarebbe disconosciuto.”

La politica deve tornare ad essere la forma più alta di partecipazione e attenzione,  disinteressata, nei riguardi della cosa pubblica. La politica deve fare la politica, evitando contiguità con il mondo imprenditoriale e finanziario. E le organizzazioni imprenditoriali, come per le organizzazioni  politiche, devono essere intransigenti ed allontanare chi risulti anche solo sfiorato da casi di illegalità o vicinanza con le organizzazioni criminali, al nord come al sud.

Un impegno per gli amministratori come per l’imprenditoria in genere che per essere efficace, deve avere la forza della credibilità, della continuità, della corresponsabilità, della concretezza, manifestando a difesa della legalità, della giustizia sociale, dell’etica e della democrazia, avendo come punto di riferimento l’insieme della società che è in grado di esprimere valori positivi universalmente condivisi.

La Federazione della Sinistra ritiene sia necessario riportare legalità e democrazia nella città di Bollate, è necessario ridare la parola ai cittadini riportando alle elezioni la città di Bollate, per allontanare la pesante ombra dell’infiltrazione mafiosa nelle elezioni amministrative della scorsa primavera.

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NO MANDALARI DAY

admin | 17 ottobre 2010

LA MAFIA A CASA NOSTRA.

Intervento di Prospero Mondello al Consiglio Comunale aperto del 14 ottobre 2010

Oggi  Bollate ha lanciato un forte segnale di legalità, i nostri concittadini hanno manifestato per dire no  alla ‘ndrangheta e alle mafie, iniziativa lanciata da tutte le forze del centro sinistra, con l’assenza purtroppo delle altre forze politiche presenti  a Bollate. Col tentativo inoltre da parte dell’amministrazione di impedire la manifestazione pubblica   appellandosi  alla burocrazia.

Questa manifestazione ha dimostrato che le mafie sono un cancro per la democrazia che si può e si deve debellare.

Come diceva Martin Luther King ho un sogno nel cuore,  se vogliamo possiamo farcela, ponendoci  tutti  tre obbiettivi:  l’educazione alla legalità, l’etica, la correttezza, la trasparenza,  perché solo così si creano le premesse per costruire coscienze che si opporranno alle logiche mafiose e clientelari.

Noi che insieme a voi che avete manifestato oggi, siamo i veri protagonisti  del momento, vogliamo ribadire con forza che apparteniamo a quella gente per bene, che è la stragrande maggioranza dei cittadini bollatesi e che non vogliamo arrenderci o scendere a patti con la malavita.

Qualche settimana fa in Calabria il papa, cosi come fece il suo predecessore, ha tuonato contro la mafia, parole forti, un impegno preciso.

A Reggio Calabria centro destra e centro sinistra si mobilitano e manifestano uniti contro la mafia. A Paderno Dugnano, subito dopo aver saputo che il circolo intitolato a Falcone e Borsellino era divenuto covo di riunioni dei boss locali della Lombardia anche il centro destra è sceso in piazza a manifestare contro la mafia.

A Bollate nulla, il vuoto, l’assordante silenzio, l’apatia delle istituzioni e delle forze politiche di destra al governo della città. L’ignavia di un ceto politico. La mafia uccide la legalità, la democrazia, la vita sociale e il silenzio pure. Da subito la Federazione della Sinistra ha stigmatizzato i fatti, ha espresso indignazione per quanto accaduto e si è mobilitata contro la mafia.

Luglio 2010, i numeri sono clamorosi, impressionanti: venti gruppi criminali, 300 arresti in tutta Italia, 160 nella mostra regione, 500 affiliati ed una complessa rete di rapporti politici svelata. La ‘ndrangheta  fa affari in Lombardia, intrattiene ed ottiene rapporti politici, mantenendo la tradizione di organizzazione criminale: fa usura, chiede il pizzo e minaccia, infiltrandosi negli appalti pubblici fino ad entrare direttamente nell’agone politico. Come avvenuto da noi -  dice l’ordinanza del GIP – la ‘ndrangheta vuole creare una lista elettorale capace di competere alle elezioni della scorsa primavera.

Siamo qui stasera perché è necessario riflettere anche nel nostro territorio sul tema della legalità e del contrasto alle mafie.

Con l’ordinanza del luglio scorso del giudice ed i conseguenti arresti, Bollate si è svegliata dal torpore. Il brusco risveglio ha portato alla luce la preoccupante infiltrazione della malavita organizzata nella vita politica ed economica della nostra città. Vero è che la Lombardia è la quarta regione per numero di immobili confiscati alle mafie e la terza per numero di imprese sottratte alle cosche.

E non sono pochi gli amministratori pubblici del nord che hanno subito minacce per la loro intransigente opposizione alle infiltrazioni della criminalità organizzata negli affari pubblici.

Ma Bollate era convinta, nonostante le preoccupazioni e gli allarmi lanciati dall’allora sindaco C. Stelluti, di essere isola felice, lontana anni luce dalla mafia. Un brusco risveglio! Una doccia fredda!

E’ necessario avere ben presente che la criminalità organizzata che minaccia la convivenza civile e l’economia pulita del paese e della nostra città in particolare, non è certo quella stereotipata delle coppole e delle lupare, ma quella composta da operatori economici in doppio petto che cercano di insinuarsi negli appalti pubblici, nel controllo delle aziende pubbliche, di ottenere alleanze e appoggi nella politica e nella pubblica amministrazione, contaminando il settore del commercio con il racket e l’usura.

E’ anche opportuno ricordare che le mafie trovano terreno particolarmente fertile laddove sono presenti commistioni tra politica e attività economica, scarso senso civico, opacità dell’azione amministrativa, poca coesione sociale, clientelismo, corruzione.

Bollate deve attrezzarsi per espellere e respingere i tentativi di infiltrazioni criminali. E’ necessario che tutta la sua comunità – a partire dalle istituzioni, passando per la politica e la società civile organizzata, fino ad ogni singolo cittadino – assuma la legalità, la democrazia, il rispetto delle regole democratiche, l’etica politica, la più cristallina trasparenza come premessa condivisa dell’agire pubblico e privato.

Il voto nelle elezioni amministrative di primavera 2010 è stato snaturato da infiltrazione mafiosa, il fatto che, come scritto nell’ordinanza, la ‘ndrangheta vuole creare una lista per concorrere alle elezioni della primavera scorsa ne determina l’inquinamento del risultato stesso. E come previsto dal TU 267 del 2000 ne comporta la richiesta di scioglimento del consiglio comunale per infiltrazione mafiosa.

Oggi noi chiediamo alla politica, a tutte le parti sociali, maggiore pulizia, trasparenza, onestà. Lo chiediamo e lo richiedono i cittadini con noi questa sera. E la Federazione della Sinistra lo chiederà in tutte le sedi istituzionali sino a giungere allo scioglimento del consiglio comunale per scongiurare ogni dubbio  e riportare alla legalità e alla democrazia Bollate.

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VIA LA MAFIA DALLA VITA E DALLA POLITICA BOLLATESE!

admin | 10 ottobre 2010

Dalle indagini rese pubbliche a luglio è evidente che:
GLI APPETITI E GLI AFFARI DELLA ‘NDRANGHETA SI SONO INFILTRATI ANCHE NEL NOSTRO TERRITORIO

LE ELEZIONI CITTADINE DEL 2010 SONO STATE INQUINATE DALLA MAFIA.

Giovedì 14 ottobre
ore 18.30- Iniziativa in piazza del Comune in contrasto all’infiltrazione mafiosa, alla presenza di Forze politiche e sociali di Bollate e della provincia
ore 20.30- Consiglio Comunale Aperto alla discussione coi cittadini.

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VIA LA MAFIA DA BOLLATE!

admin | 10 ottobre 2010

Dall’ordinanza del luglio scorso, che ha portato a 160 arresti per ‘ndrangheta nella nostra regione, tra i quali anche cittadini di Bollate, emerge chiaramente la volontà della criminalità organizzata di penetrare nella politica bollatese con l’intento di sconfiggere l’allora amministrazione di centro sinistra guidata da Stelluti, evidente ostacolo ai loro interessi malavitosi.
Un fatto così grave comporta per la nostra città una vera e propria emergenza democratica, poichè viene leso il principio di sovranità, distruggendo la democrazia la legalità e la trasparenza.
Siamo in piazza per sensibilizzare la cittadinanza e la società civile sulla drammatica situazione di crisi politica e morale che investe la nostra città.
L’ndrangheta si pose l’obbiettivo di creare una nuova lista in grado di partecipare alle elezioni comunali della primavera scorsa, per condizionare il risultato elettorale e portare al governo della città persone “amiche” e favorire gli affari di soggetti collegati direttamente o indirettamente agli ambienti malavitosi.
Serve ora l’impegno di tutti per uscire dal pantano malavitoso nel quale è sprofondata la nostra città e per salvare e ripristinare la democrazia. Ed è nei momenti di crisi come questo che i cittadini, e le forze politiche pulite ed oneste che li rappresentano, devono ritrovare un forte impegno e reazione civile.
Per difendere Bollate e riportare la legalità, garantendo trasparenza nelle scelte e nell’azione amministrativa, riteniamo necessario lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazione mafiosa.
Giovedì 14 Ottobre, ore 20:30 Consiglio Comunale aperto ai cittadini, preceduto alle 18:30 da un iniziativa pubblica anti-mafia sul piazzale del Comune

Italia dei Valori Federazione della Sinistra (PRC-PdCI) Comunisti Sinistra Popolare

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BOLLATE SI, BOLLATE NO…LA TERRA DEI CACHI

admin | 7 ottobre 2010

Si è consumata in farsa la vicenda politica che ha portato una lista creata dal nulla in Consiglio Comunale. Mercoledì 29 settembre in barba a tutti i regolamenti comunali, nel bel mezzo della discussione sul bilancio il presidente Costa ha dato la parola al consigliere di Bollate Si, Basso Ricci, per una dichiarazione dai risvolti esilaranti.

Ebbene, la lista civica giunta in consiglio Comunale con il nome di “Bollate Sì”, cambia denominazione e diventa “Bollate Viva”. Allo stato attuale non è dato sapere se il cambio, come avviene per le società, abbia comportato il dover portare i libri in tribunale. E vista la scarsità delle informazioni e motivazioni fornite dal suo esponente, non è chiaro se la nuova lista è da intendersi quale inno alla Bollate che verrà o lo stringato responso medico sullo stato di salute di Bollate.

E’ certo che questo a Bollate proprio mancava!

Dopo le 14 liste alle ultime elezioni, gli arresti per ‘ndrangheta alla quale Bollate non ha voluto sottrarsi, dando il suo contributo con alcuni concittadini; dopo le intercettazioni telefoniche tra ex assessori che informavano l’allora vice-sindaco del partito democratico, (oggi alleato con Lega e Pdl), del grosso movimento di persone che si stava costituendo per scalzare il Sindaco Stelluti, reo di essersi posto a difesa della legalità e della democrazia. Dopo l’ampia dimostrazione dell’attuale sindaco Lorusso di avere il maquillage adeguato: quel tanto di cerone democratico per concorrere all’isola nel mar degli sghignazzi, dopo tutto ciò, ci mancava il cabaret del nome della nuova-vecchia lista.

Non sappiamo a quale idea si sia ispirato il neo consigliere e, soprattutto, se sia tutto farina del suo sacco, ci sentiamo però in dovere di fornire qualche piccolo spunto, qualche gratuita indicazione per i nomi da assumere nei prossimi mesi per il suo movimento: Bollate No, Bollate Forse, Bollate Ma…Però..Ancora..Evviva..Bollate Io Non C’entro.

Ciò che vorremmo finalmente sentire in consiglio comunale sono gli esponenti di maggioranza e quella parte ancora dormiente dell’opposizione, dichiarare la loro rigorosa volontà di allontanare il sospetto di inquinamento mafioso nella vita politica, sociale ed economica, e di contrastare con tutte le forze ogni forma di infiltrazione mafiosa. Stiamo ancora aspettando un messaggio chiaro e forte da parte di chi, ancor oggi, nulla o poco ha avuto da dire contro la mafia, un messaggio che infonda la volontà di riportare legalità e democrazia a Bollate.

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