COLPIRE LE MAFIE O CHI LE COMBATTE?
admin | 29 maggio 2011E’ la cultura che risveglia le coscienze! Sarebbe sufficiente questo monito a far sobbalzare dalle loro comode sedie amministratori e consiglieri che sino ad oggi si sono contraddistinti per l’assenza di iniziative, per il deserto culturale prodotto a contrasto della cultura e del potere mafioso nella nostra città. Non è sufficiente l’atto dovuto della costituzione quale parte civile al processo apertosi lo scorso 11 maggio a Milano contro gli arrestati del luglio 2010, per credere di aver assolto agli impegni e alla lotta contro la mafia. Come non basta la roboante proclamazione della firma al protocollo sulla legalità, che sarà siglato il prossimo 7 giugno, ben altro dovrebbe essere messo in campo da una amministrazione comunale che vuole essere punto di riferimento della cultura antimafia e della lotta alla mafia.
Come per la mafia, le amministrazioni insieme alla comunità vivono di messaggi e segnali forti e chiari contro la criminalità organizzata, per dare a quanti sono vicini alla ‘ndrangheta la forza di denunciare, la volontà di tornare alla legalità e alla giustizia.
Invece, lunedì 16/05 la variegata maggioranza di destra al governo della Città ha proposto e votato una mozione, al limite della calunnia, volta a screditare l’impegno profuso da quelle associazioni, da quei cittadini che da subito hanno deciso di spendere il loro impegno civile a difesa delle istituzioni democratiche e della convivenza civile; quelle associazioni che, costituitisi in comitato, hanno dato alla Città la possibilità di conoscere, comprendere ed affrontare la malavita organizzata.
La mozione della maggioranza si spinge sino a negare quel legittimo diritto di sapere e volere chiarezza su quanto accaduto nel 2010. L’indagine Infinito, ha fatto emergere la volontà della ‘ndrangheta di costituire una lista civica capace di partecipare alle elezioni della primavera 2010 con candidati di fiducia, così da avere in quella sede uomini propri per operare scelte. Un atto che se verificato comprometterebbe il voto democratico dei cittadini Bollatesi, inquinandone il risultato.
Questo perché il premio di maggioranza, che concede la supremazia in consiglio comunale anche a chi ha un minimo scarto di voti, fa sì che le liste e le schede controllate dai clan possano assumere un valore strategico nella definizione degli organismi di rappresentanza. La mafia, manovrando un numero limitato di voti, può arrivare a condizionare le maggioranze: pochi voti marginali possono diventare decisivi nel ballottaggio finale.
Perciò la verifica dell’ipotesi di infiltrazione mafiosa nella fase elettorale è un atto di democrazia, un dovere di giustizia, un atto di legalità, un dovere civico. Non si addice il ruolo della vittima a questa maggioranza, non si addice a chi detiene il potere di decisione, a chi gonfia petto e voce contro la piccola delinquenza ma altrettanto lesti sono a fuggire come conigli e deporre ogni responsabilità di fronte alla criminalità organizzata e armata.
Civismo, istituzioni, democrazia, verità, responsabilità, libertà, diritto, e partecipazione sono le armi a disposizione dei cittadini, ed è e sarà nostro impegno e dovere percorrere questa strada, con chiunque condivida lo stesso senso civico.
Federazione della Sinistra di Bollate
PRC sez. C. Varalli Bollate – PdCI sez Intercomunale Gino Donè





