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Intervento alla conferenza del 27 giugno 2011 organizzata da “Uniti contro le mafie”

admin | 29 giugno 2011

Il presidente della commissione antimafia Beppe Pisanu illustrando lo scorso mese la sua relazione di metà mandato ha così denunciato:  “non si sono mai visti tanti interessi criminali scaricarsi pesantemente, senza neanche il velo della mediazione, sugli enti locali, sulle istituzioni regionali e sulla rappresentanza parlamentare, i primi controlli sulla formazione delle liste ci hanno dato in questo senso conferme inequivocabili” “Mi chiedo, ha concluso, come sia possibile battere militarmente la mafia, se non la si sconfigge contemporaneamente sul terreno dell’economia, delle relazioni sociali, della pubblica amministrazione e della stessa moralità politica.”

Da quel luglio 2010 in cui vennero arrestate per associazione mafiosa anche alcuni nostri concittadini, portando alla luce una presenza pesante, ramificata, della mafia calabrese in Bollate e non solo, il comitato Uniti Contro Le Mafie si è fatto promotore e punto di riferimento per impegno contro la criminalità organizzata e le varie forme d’ illegalità.  Da allora questa di oggi è la terza iniziativa che organizziamo con la città per approfondire, comprendere e riconoscere la cultura, l’humus che ha permesso e permette alle mafie di sopravvivere, prosperare e colonizzare vaste aree del nord. Grazie alle intercettazioni telefoniche rese note con l’ordinanza di luglio abbiamo colto la virulenza, la determinazione e la pervasività della mafia che si spinge in Bollate sino a cercare di creare una lista civica capace di concorrere alle elezioni comunali per condizionare la vita politica, economica e sociale della nostra città, partecipando in prima persona alle scelte. Da sempre cercano d’infiltrarsi nei territori, in particolare in quelli dove circola di più il denaro. Entrano in contatto con gli Amministratori, gli imprenditori, i commercianti, usano le enormi disponibilità economiche che  derivano dai traffici illeciti, per condizionare, comperare, assicurarsi favori e privilegi. Poiché l’organizzazione criminale ha soprattutto un obiettivo: fare soldi e per farli si muove dove le opportunità d’ arricchimento sono maggiori. S’infila nelle crepe del bene comune, favorita dall’illegalità diffusa, dalla corruzione. E l’aver saputo costruire quei legami culturali e sociali che permettesse loro di presentarsi ai cittadini e richiederne i voti, crediamo sia un notevole e preoccupante salto qualitativo della realtà mafiosa criminale.

Significative dunque sono le relazioni esterne che costituiscono per i mafiosi il centro della loro forza. La riserva più importante di cui essi dispongono è di tipo relazionale: è il loro capitale sociale, la loro capacità di radicamento
Privata di questa capacità la mafia non sarebbe tale, sarebbe una normale banda di criminali.
E’ quindi necessario rendere socialmente svantaggiose le relazioni intrattenute con i mafiosi ed emarginare coloro che le intrattengono. Bisogna distruggere la reputazione dei mafiosi, così da svuotare il loro capitale sociale.
Qualsiasi strategia di contrasto al potere mafioso non può prescindere dall’agire nella direzione di smagliare e sfilacciare la rete di legami mafiosi, colpendo i meccanismi di riproduzione della mafia.

L’amministrazione a Bollate, grazie alle sollecitazioni della società civile e di associazioni e partiti, si è costituita parte civile nel processo appena iniziato contro una parte degli arrestati di luglio e non possiamo che apprezzare questa soluzione.

Ma chiediamo di più all’amministrazione. Chiediamo un maggior impegno contro le mafie e la corruttela, un maggior impegno di trasparenza dell’azione amministrativa ed un impegno costante a contrastare la mafia e le sue ramificazioni. Un impegno culturale e politico volto ad emarginare e rompere quei legami sociali che l’ordinanza ha posto in evidenza. Chiediamo, ad esempio, un impegno che è anche di carattere economico una assunzione di spesa da porre a disposizione nelle scuole per sviluppare ed incrementare la cultura della legalità, dei diritti. Un impegno di spesa volto alla costituzione di un numero verde comunale, alla costituzione di un sportello antiusura per offrire servizi di supporto e denuncia del racket e del pagamento del pizzo; creando un fondo riservato alle vittime.

Così come chiediamo un maggior impegno alle associazioni imprenditoriali, ai commercianti, agli artigiani, alle associazioni di categoria tutte, che sino ad oggi non hanno dato una grande interessamento, ma crediamo sensibili  al problema, perché la mafia uccide il mercato e la libertà d’impresa. Chiediamo loro di  assumere quelle iniziative che sono già state attuate in quelle realtà meridionali colpite prima di noi dal fenomeno mafioso. Quali l’espulsione dalle associazioni di quei membri che pagano il pizzo, l’espulsione di chi sa e non denuncia. Offrendo ai loro associati tutto il supporto politico, tecnico ed umano per contrastare la mafia.   Cosi come chiediamo un maggior impegno a quei partiti timidi e defilati che siedono anche tra i banchi della maggioranza. Per contrastare il passaggio dalla convivenza alla convenienza, passando per la connivenza

Per questo noi siamo qui stasera, per approfondire insieme ai nostri ospiti cos’era e cos’è oggi la mafia cosa hanno fatto e cosa possono fare oggi, le istituzioni, la magistratura, gli organi di informazione, i cittadini.

La lotta contro le mafie, non è più solo una questione meridionale è una questione che riguarda direttamente tutti noi, il nostro futuro, la possibilità di assicurare ad ogni persona onesta una vita libera e dignitosa . E’ l’etica individuale, quella che ci rende autentici e responsabili, tradotta in parole e gesti coerenti. La mafia non troverà più brecce, se sapremo essere uniti, se ciascuno saprà fare la sua parte con responsabilità, impegno, onestà, avendo come punto di riferimento la nostra carta costituzionale. La storia ci insegna che non possono esistere mafie senza il concorso e la collusione della politica, senza quella zona grigia creata da uomini-cerniera, dai colletti bianchi che dalle istituzioni favoriscono l’infiltrazione criminale . La forza della mafia risiede all’esterno della mafia stessa, le radici del crimine stanno nei vuoti etici e sociali, nell’omertà, nella complicità, nella corruzione ed il bacino di raccolta delle mafie è alimentato dall’indifferenza, dall’assuefazione all’illegalità.

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