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Chiarezza

admin | 22 dicembre 2011

Riguardo all’intervento sugli organi di stampa dell’ex-assessore Francesco Simeti dobbiamo correggere almeno due punti: innanzi tutto una parte importante della cittadinanza di Bollate ha dimostrato di voler reagire alla ferita causata dai  fatti emersi nel 2010, sia firmando la richiesta di approfondimento di indagine al prefetto su quanto accaduto nella campagna elettorale del  2010, sia partecipando attivamente e numerosa agli incontri organizzati dal neonato comitato antimafia di Bollate.

Circa, poi, la fantasiosa ricostruzione della realtà smentiamo subito che la Federazione della Sinistra (PRC-PDCI) abbia posto veti alla possibilità di apparentamento al secondo turno nelle amministrative del 2010. Anzi, un contatto in tal senso avvenne e la risposta di SEL fu molto enigmatica (anche alla luce dei fatti poi emersi) del tipo “sì all’apparentamento, a patto di cambiare tutto”; inoltre tutti sanno dell’avversità dell’ex assessore Simetti  verso l’allora sindaco Stelluti, sfociata nella testimonianza per la denuncia di illecito contro di questi, accusa poi rivelatasi infondata.

Ristabilita la verità è necessario entrare nel merito di alcune questioni. Sappiamo che ciò che distingue le mafie in generale e la ‘ndrangheta nel nostro caso particolare dalla criminalità comune è la capacità di queste di tessere relazioni sociali ai più alti livelli. Un mondo che ruota intorno alla ‘ndrangheta, che la alimenta, che la imita, che ne copia il metodo, che la favorisce e l’accredita nel sistema in cui si è inserita.

In Calabria è accertata l’offerta di pacchetti di voti mafiosi in competizioni elettorali. Voti svuotati di qualsiasi significato politico, un investimento finanziario che deve rendere all’organizzazione mafiosa ritornando sotto forma di favori e guadagno illecito. Anche da noi, nella nostra Bollate, nella passata tornata elettorale amministrativa la ‘ndrangheta intendeva entrare nelle aule della politica e non si può più far finta di niente.

Come dobbiamo interpretare altrimenti quanto riportato sull’ordinanza, laddove le conversazioni telefoniche fanno emergere ”..un progetto elettorale piuttosto allarmante: MANDALARI, unitamente ad altri soggetti, vuole costituire una lista civica destinata a competere alle elezioni comunali di Bollate. In tale progetto vengono coinvolti ASCONE Rocco, SIMETI Francesco (consigliere comunale di Bollate), ASCONE Stefania, ALECCI Salvatore e CARBONARA Lorenzo (nipoti di Ascone Rocco), Marcella MANDALARI (figlia di Nunziato, fratello di Mandalari Vincenzo), avv. FAZZARI Gianantonio….” Nomi che possiamo ritrovare nelle liste elettorali che hanno concorso alle elezioni amministrative del 2010, o è un caso di omonimia..?

L’ordinanza riporta anche che  “la strategia portata avanti in prima battuta da Mandalari e Simeti è la seguente: far cadere la giunta comunale di Bollate attraverso un voto contrario sull’approvazione del bilancio comunale; successivamente, alle elezioni comunali, presentare un proprio candidato sindaco e allearsi con qualche altra forza politica”. E in un’altra intercettazione telefonica tra Simeti e Mandalari  “si stima di arrivare al quorum di quorum di 800 voti per avere almeno un consigliere allo scopo di avere una voce in capitolo”.

Avere voce per cosa? Per chi?

E come più volte affermato “l’interesse del Mandalari non é certo di carattere politico quanto piuttosto di carattere affaristico: Mandalari vuole che la nuova amministrazione..”, a differenza di quella di Stelluti, “.. favorisca i suoi interesse imprenditoriali affidandogli lavori.”
Ogni uomo politico, come ogni cittadino sa che lo scambio tra mafia e politica non è uno scambio di mere mazzette ma qualcosa di più profondo. Sono posti di lavoro, sono appalti, sono informazioni, sono conoscenze e facilitazioni burocratiche, è soddisfare la bramosia di potere

Ecco come interpreta l’ordinanza le diverse disponibilità e reazioni  da parte di chi entra in contatto con il Mandalari: “La prima modalità di reazione, come accaduto per il Sindaco pro tempore, di Bollate (STELLUTI) è quella dell’allontanamento e dell’immediata comunicazione alle forze di polizia di ogni forma di interessamento o intrusione manifestata da MANDALARI; la seconda, come ad esempio per il caso di SIMETI Francesco e del Sindaco pro tempore di Paderno Dugnano, MASSETTI Gianfranco, e quella di prestarsi, assicurando la massima disponibilità”.

Emerge con chiarezza che Stelluti, a differenza di altri, denunciò alla magistratura quanto venuto a sua conoscenza, non concedendo nulla al Mandalari stesso. Questa la reazione agli eventi, ed è  proprio ciò che fa la differenza tra un politico specchiato di indubbia moralità, che si coglie bene dell’ex Sindaco Stelluti, ed altri politici molto meno trasparenti.

Vi è un problema di comportamento tollerante o quantomeno distratto di molta parte della società con cui entra in contatto la mafia. Comportamenti, probabilmente, neppure penalmente perseguibili ma eticamente e politicamente pesantemente censurabili, come quello che si legge nell’ordinanza e che “ha permesso l’inserimento  “di  VETRANO Orlando Attilio,  presso la Ianomi spa (società a partecipazione pubblica) assunto grazie all’interessamento di Simeti (dipendente della menzionata società), nonostante Ianomi non avesse bisogno di un geologo. Un’ assunzione  funzionale (anche) a garantire lavoro alle imprese di Mandalari e a quelle da quest’ultimo segnalato”.

Queste modalità poco trasparenti  sono troppo spesso accettate come consuetudini assodate, come dimostrano i continui arresti e segnalazioni di queste ultime settimane, da non essere neppure più percepite come gravi sia da chi le commette, sia dalla intera società.

E quelle intercettazioni, quei contatti sistematici con uomini della ‘ndrangheta  sono conversazioni normali? O non sono forse un sintomo evidente di una deriva culturale che ha via via ha trasformato la politica, anche da noi, rendendola permeabile alla cultura mafiosa?

Come diceva Borsellino: ”..si dice quel politico era vicino a un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato, quindi quel politico è onesto. E no! Questo discorso non va, perché la magistratura può fare soltanto accertamento di carattere giudiziale, ci sono sospetti anche gravi,ma non vi è certezza giuridica che consente di dire quest’uomo è un mafioso. Però, siccome dalle indagini sono emersi tanti fatti del genere, altri organi, altri poteri dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi, che non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica.”

Federazione della Sinistra di Bollate
PRC sez. C. Varalli Bollate – PdCI sez Intercomunale Gino Donè                                      Dicembre 2011

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